QUALITA' ONLINE !

Qualità On Line n° 1-2008, febbraio

Powered by
Visita il sito di ELITEC GROUP

PERCHE’ EDUCARE ALLA QUALITA’?

Silvana Appendino, responsabile del SGQ dell'Istituto N. Bobbio di Carignano (To)

Questo articolo è disponibile come file pdf stampabile (download).


Quest’anno si celebra il 60° anniversario della Costituzione.
Molte sono le iniziative che si stanno realizzando in materia di educazione alla legalità, alla convivenza civile e al rispetto delle regole; educazione che presuppone il rispetto di sé e dell’altro.
Le riflessioni che seguono vogliono offrire una diversa prospettiva da cui partire per educare alla legalità nella consapevolezza che la cultura rende liberi, indipendenti, capaci di operare scelte e di assumere responsabilità nella vita personale, sociale e civile. Tale educazione va intesa, pertanto,  in uno snodo interdisciplinare e trasversale che  indaga la legalità in tutti i suoi aspetti: dalla Costituzione alla cittadinanza democratica, dai diritti al rispetto delle regole. Il concetto di cultura della legalità è, infatti, un concetto vasto, ma che nella sua essenza vuol dire ricostruire le regole nella società, nelle istituzioni, nell’economia e nell’informazione. Più in generale si suppone una situazione che assista, accompagni, garantisca la persona durante il corso della vita ed in tutti i luoghi in cui svolga la propria attività.
In questa prospettiva la promozione di una cultura della legalità fra i giovani richiede percorsi didattici integrati con azioni finalizzate a creare un contesto sociale e ambientale coerente e favorevole.
Inoltre, la legalità non può prescindere dalla cultura della sicurezza, infatti, la fragilità strutturale della nostra esistenza, soggetta a molteplici minacce che provengono dalla natura e dai nostri simili, fa della sicurezza un bisogno primario e irrinunciabile per tutti.
Secondo i padri fondatori delle teorie moderne del diritto è stato proprio questo bisogno a suggerire agli esseri umani di stringere un patto fra di loro e costituire lo Stato, il quale – come scriveva il filosofo inglese Thomas Hobbes nel Leviatano - è il solo “in grado di difenderli (…) e perciò di procurare loro sicurezza …”. Secondo i giuristi del XVII e del XVIII secolo, la sicurezza era una delle libertà che uno Stato doveva garantire ai suoi cittadini, rimuovendo gli impedimenti che potessero ostacolarle.
Nel Novecento, è venuta affermandosi una nuova idea per cui il tema della sicurezza ha incominciato a interessare anche l’ambito dei diritti sociali (salute, assistenza, istruzione ecc.). E questo orientamento ispirò un rapporto redatto dall’ONU nel 1994, in cui si legge che: “Il mondo non potrà mai essere in pace se la gente non raggiungerà la sicurezza nella propria vita quotidiana”. Più in generale, spiega ancora il rapporto, “ non è possibile che la comunità internazionale raggiunga i suoi principali obiettivi se non nel contesto di uno sviluppo sostenibile che conduca alla sicurezza umana”.
Negli ultimi sessant’anni poi si sono verificate profonde trasformazioni in ambito economico. Trasformazioni che hanno generato cambiamenti sostanziali nel nostro stile di vita. Infatti con l’avvento del “post-industriale” o del moderno, si è assistito a un ribaltamento dello squilibrio domanda-offerta. Inoltre, è diventato strategico l’aspetto del pianeta “servizi” dovuto all’impatto e all’incidenza sulla “qualità della  vita” che esso genera.
Se in passato il concetto di qualità era associato ad un concetto di lusso, di eccedenza, di non strettamente necessario, di estetica più che di sostanza, negli anni novanta del secolo scorso l’enfasi si è spostata sull’idea di “rispetto delle specifiche”, cioè di rispondenza di un particolare prodotto o servizio alle condizioni e ai requisiti che riflettono esigenze identificate e definite dal fornitore. Concetto di qualità che si è esteso anche all’ambito organizzativo più in generale. Per quanto riguarda la storia più specifica della Qualità gli anni novanta sono gli anni del Total Qualità Management, ovvero di un modo di governo di una organizzazione basato sulla partecipazione di tutti i suoi membri, che mira al successo a lungo termine ottenuto mediante la soddisfazione del cliente e con benefici per tutti; non soltanto per i membri dell’organizzazione ma anche per l’intera collettività.
Infine gli ultimi anni del XX secolo hanno segnato l’inizio di un nuovo capitolo nello sviluppo dei principi della qualità che abbraccia anche la sicurezza e l’ambiente. La definizione più appropriata per precisare questo periodo può essere quella di Genichi Taguchi: “Qualità di un prodotto è la (minima) perdita impartita alla società dal momento che il prodotto lascia la fabbrica”, intendendo con ciò che l’ambito di interesse della Qualità è molto ampio e riguarda, tra gli altri, anche  l’aspetto sociale e quello dello smaltimento dei rifiuti”.
Il presupposto di tali condizione è costituito dal pieno, incondizionato, corretto e trasparente coinvolgimento delle risorse umane.
Nella cultura della qualità rientra, quindi, e  anche il concetto di interculturalità che richiama i principi generali dell’universalismo, della centralità e della dignità della persona cui si ispira non solo la Costituzione italiana del 1948 ma anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1945.  Ecco che operare in qualità vuol dire uscire dai propri confini nazionali, vuol dire interagire con il mondo esterno, vuol dire imparare a dialogare in modo costruttivo, porsi in modo critico, ma rispettoso di fronte all’altro.
Se poi la legalità è valore della regola, strumento di libertà, possibilità di scelta, partecipazione, fiducia nelle istituzioni, realizzazione dell’interesse generale essa non può che essere fondata sulla conoscenza. Conoscere i processi con cui i prodotti e i servizi si realizzano ci permette di scegliere e dove c’è scelta c’è libertà. Soprattutto ci permette di tutelare, o almeno tentare di farlo, anche i diritti altrui. Infatti, gli inizi del nuovo secolo sono contrassegnati da una produzione di beni che supera largamente la domanda e quindi da una ricerca affannosa dei clienti, che ha dato origine da un lato a campagne pubblicitarie sempre più pressanti e spesso fuorvianti e dall’altro ad una ricerca di tutti i metodi per ridurre i costi di produzione. Questo ultimo fattore ha dato un contributo decisivo al decentramento produttivo nei paesi dove la mano d’opera è a basso costo, i quali ricorrono al lavoro infantile, ignorano i principi della sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro, non tutelano la libertà di associazione dei lavoratori, utilizzano orari di lavoro eccessivi. Tutto ciò ha fatto emergere, alla fine del secolo scorso ed all’inizio di quello attuale, il tema della responsabilità sociale di impresa e ha  portato alla emissione di norme  che definiscono i criteri minimi per un comportamento sociale delle imprese.  Norme che sono volontarie e che le organizzazioni sono libere o meno di adottare al proprio interno, ma norme che sono approvate a livello internazionale e che favoriscono regole e linee guida per determinate attività al fine di ottenere maggiore ordine, correttezza, trasparenza.
La scuola è, con la famiglia, la prima e più importante istituzione che incide sul comportamento degli uomini: ecco l’importanza di introdurre fin dai primi cicli le logiche e i principi della qualità. Principi che riguardano l’organizzazione in genere, ma anche la sicurezza, l’ambiente e l’etica.
Infatti, il futuro di tutti è condizionato dalla Qualità dei servizi (sanità, formazione, trasporti, pubblica amministrazione, comunicazioni), dal rispetto dell’ambiente (inquinamento, sfruttamento risorse naturali), dalla sicurezza, da comportamenti etico-sociali delle imprese.
Nelle scuole secondarie non è, però, presente alcuna proposta formativa che tratti in modo organico questi argomenti e la “Scienza dell’organizzazione”. Materia che potrebbe offrire agli studenti le competenze per svolgere nel modo migliore possibile qualsiasi attività oltre che essere la base di partenza per un’ eventuale attività specialistica.  Un primo approccio in questa direzione potrebbe essere l’inserimento nelle scuole di moduli relativi all’EQDL, ovvero di patente europea della Qualità.
Sensibilizzare gli studenti al concetto di Qualità, e su quanto questa condizioni la vita di tutti i giorni è ormai d’obbligo perché la qualità deve essere un modus vivendi finalizzato a migliorare non solo la propria vita ma anche quella altrui.
La scuola ha sempre più il compito di preparare i giovani ad affrontare il proprio futuro e quello della collettività. Deve far acquisire competenze che abbiano  valenze trasversali tali da poter essere utili nei diversi contesti lavorativi. E deve insegnare ad entrare nel mondo e nel mercato del lavoro. Mercato in cui è sempre più difficile interpretare le molte variabili in gioco, in cui è stata decretata la fine del posto fisso e in cui da ruoli “disegnati” per attività industriali si sta assistendo ad una economia sempre più terziarizzata e quindi basata sui servizi. Solo tramite la conoscenza della gestione dei sistemi di qualità si potranno offrire le competenze opportune.
La cultura della qualità per formare sia fornitori corretti e competitivi, ma anche e soprattutto clienti consapevoli dei loro bisogni e le cui critiche siano costruttive e valide.
Vorrei concludere con un affermazione di Giancarlo Lombardi, ministro all’istruzione alla fine degli anni novanta:“l’uomo che opera in logica di qualità è un uomo migliore perché ha sviluppato le capacità di autocontrollo, di responsabilità, di miglioramento continuo e ha interiorizzato valori forti quali la fiducia nelle proprie capacità, l’approccio positivo ai problemi, il rispetto reciproco… Nel mondo del lavoro, che vede la trasformazione del lavoro manuale (manodopera) in lavoro intellettuale (mentidopera), l’uomo della qualità avrà acquisito i supporti concettuali e metodologici per lavorare in gruppo, risolvere problemi, controllare, regolare, adattarsi al cambiamento, affrontare con creatività e metodo situazioni sempre diverse.”
Educare al “governo” della Qualità, pertanto, non può prescindere dal fatto che la qualità va intesa in maniera olistica, non si può ricondurre alla semplice somma delle sue parti, o delle sue norme, ed è proprio nel metterle tutte in relazione, che  si esalta l’educazione e  il rispetto della legalità, ma anche le risorse personali di ognuno, permettendo a tutti di realizzarsi, finalità che la scuola non può ignorare.
E’ quindi necessario che la scuola stessa si sensibilizzi e si aggiorni sui principi di base della qualità. A tal fine l’AICQ attiva corsi di formazione per i docenti che desiderano proporre corsi per il conseguimento dell’EQDL Start.
L’organizzazione di questi corsi con lezioni frontali e con e-learning è una buona soluzione per permettere ai docenti di partecipare senza troppe difficoltà. Inoltre la piattaforma utilizzata per l’e-learning, oltre ad essere di semplice approccio, permette un costante dialogo con i tutor, sempre molto disponibili e solerti nel dare risposte e nel stimolare alla crescita professionale, e permette altresì la condivisione tra gli “studenti” di difficoltà, di risoluzioni di problemi e di metodologie didattiche innovative.

 

A cura della redazione della Rivista "Qualità" di AICQ
Direttore Responsabile:Giovanni Mattana
Redazione: Annalisa Rossi
Realizzazione tecnica a cura di Eli-net S.r.l. società di ELITEC GROUP
Redazione tecnica:Alberto Bobbo, Enrico Ladogana, Claudia Bordin