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Qualità On Line n ° 2, Dicembre 2006

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Uso di biomassa e biocarburanti per ridurre la dipendenza da petrolio e metano
di Giorgio Fioravanti

Il prezzo del petrolio continua la sua rincorsa e quest’inverno per un pelo non siamo rimasti senza metano.

Quand’anche si decidesse di ripartire con progettazione e costruzione di centrali nucleari, le nuove centrali sarebbero funzionanti tra 10, magari 15 anni, tempo inaccettabile perché nel frattempo la nostra economia potrebbe arrivare al collasso.

Il carbone può essere approvvigionato più facilmente, ma aumenterebbe di molto la già enorme cifra da spendere per acquistare quote di emissioni di gas serra.

Il grande idroelettrico in Italia è stato abbandonato per problemi di impatto ambientale e sicurezza. Il geotermico è disponibile solo in alcune località. Eolico e solare in valore percentuale crescono velocemente ma, partendo da livelli iniziali bassi  in valore assoluto, danno un contributo limitato alla produzione di energia.

Per ridurre la disastrosa dipendenza dall’estero si deve puntare soprattutto su risparmio di energia, aumento di rendimento energetico nei settori civile, industriale e generazione di energia elettrica, bioetanolo e biodiesel nei trasporti, biomassa di origine vegetale o animale per cogenerazione e teleriscaldamento, piccolo idroelettrico.

Fra le soluzioni indicate forse biomassa e biocombustibili sono generalmente le meno pubblicizzate, anche se riducono parzialmente le emissioni di gas serra, quindi vale la pena di dare qualche informazione più dettagliata.

Tanto per cominciare biomassa e biocarburanti sono più costosi rispetto ai combustibili fossili tradizionali, ma con il vertiginoso aumento dei prezzi di petrolio e metano il rapporto costi potrebbe rapidamente invertirsi.

Fonti principali di biomassa vegetale sono industria del legno, segherie, industrie cartarie, agricoltura, agroindustriale, agroforestale, manutenzione del verde urbano, imballaggi e rifiuti solidi selezionati, parchi, industria della distillazione, industria enologica e ortofrutticola, produzione di succhi di frutta, industria olearia, industria del sughero. Il potere calorifico della biomassa generalmente è molto inferiore rispetto ai combustibili fossili tradizionali, pertanto si può ottenere rendimenti accettabili di generazione di energia solo sfruttando cogenerazione (generazione simultanea di elettricità e calore) e teleriscaldamento.

Produrre da biomassa soltanto energia elettrica implica valori di rendimento dell’ordine del 25%, in quanto nella cogenerazione il rapporto tra energia termica e energia elettrica prodotta tipicamente è dell’ordine di tre a uno o magari quattro a uno. Viceversa sfruttando sia  elettricità sia  calore si può arrivare fino a rendimenti dell’ordine del  70 – 80%

Il teleriscaldamento è conveniente soltanto per utenze a breve distanza dal luogo di cogenerazione,poiché le perdite di calore lungo le tubazioni sono molto forti. Per evitare forti spese di trasporto di combustibile, anche i luoghi di produzione di biomassa devono essere vicini al luogo di cogenerazione.

Ad esempio la Brianza presenta condizioni favorevoli a questo tipo di  fonti di energia, a causa della massiccia presenza di industrie del mobile e parchi da un lato, centri abitati dall’altra.
Dato il numero elevato di enti e aziende interessate all’attività (aziende agricole, agroforestali, industrie del legno, carta, distillazione, olearie,enti locali che raccolgono i rifiuti secchi  eccetera, utenti di energia elettrica e teleriscaldamento, occorre un coordinamento generale di produttori e utilizzatori di biomassa .

A ciò provvede ad esempio Agro-Energia, associazione di imprese Onlus nata nell’ambito di Confagricoltura, aperta a tutti coloro che producono o usano energia ad fonti rinnovabili.

Nel mondo complessivamente la biomassa copre il 12% del fabbisogno energetico., con valore medio del 3% nei paesi sviluppati (Italia 2.5%), 35% nei paesi in via di sviluppo e fino al 90% in Nepal.
Leader in Europa sono Finlandia (18%), Svezia (17%), Austria (13%). L’Unione Europea da un contributo di 45 euro per ogni ettaro impiantato, con un limite massimo di 1,5 milioni di ettari beneficiari

Se si sfruttasse l’intero potenziale della biomassa nei 25 paesi dell’Unione Europea, la produzione di energia potrebbe passare da 70 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) nel 2003 a 185 milioni di Tep nel 2010, creando da 250.000 a 300.000 nuovi posti di lavoro nelle aree rurali.                                                

Fonti principali di biomassa di origine animale sono allevamenti di mucche e maiali e impianti di depurazione che originano fanghi.

Energy Australia ha progettato una centrale da 21 gigawattora all’anno per il fabbisogno di energia di 1500 persone utilizzando il metano prodotto dalle deiezioni (meno tecnicamente ma più comprensibilmente cacca) di ben 200.000 maiali

Il progetto prevede la copertura di cinque vasche nelle quali sono riversate le suddette deiezioni, recuperando e convogliando il metano utilizzato come combustibile per tre gruppi motore-alternatore

L’Alto Lambro Servizi Idrici, che gestisce la depurazione delle acque reflue per tutta la Brianza, ha nel programma triennale di investimenti un impianto di gassificazione dei fanghi di depurazione con produzione di syngas (gas di sintesi) che viene inviato a un gruppo di cogenerazione e teleriscaldamento motore-alternatore. Elettricità e calore prodotti alimentano gran parte dell’impianto di depurazione. Lo studio è stato effettuato dal Comitato Termotecnica Italiano.

Per quanto riguarda i trasporti su strada, il bioetanolo è un alcol ottenuto dalla fermentazione di prodotti agricoli ricchi di carboidrati e zuccheri (mais, frumento, orzo, bietole, canna da zucchero),
il biodiesel è ottenuto dalla spremitura di semi oleosi con successiva reazione di transesterificazione che determina la sostituzione dei componenti alcolici di origine con alcool metilico.
Entrambi i combustibili possono essere usati sia allo stato puro sia mescolandoli in varie proporzioni con benzina o gasolio tradizionali.

La Direttiva Europea 2003/30 impone agli stati membri  una percentuale di biocarburanti del 2% entro il 2005 e 5,75% entro il 2010. Come al solito l’Italia  è in forte ritardo, il DL 128/2005 attuativo della DE 2003/30 pone un obiettivo del 2,5% di biocarburanti nel 2010, senza incentivi.
In Germania sono oltre 1900 i distributori di biodiesel, in Francia il 50% delle raffinerie incorpora il biodiesel nel gasolio e il 50% delle auto diesel utilizza miscele con biodiesel.
A San Paolo del Brasile due terzi delle auto usano bioetanolo ricavato dalla canna da zucchero.
In Italia, tradizionalmente paese dei furbetti della penisoletta, prevalgono gli interessi delle solite lobby di petrolieri.

In questo paese che muore di furberia, non è detto che non ci ritroveremo con l’economia a terra e petrolieri plurimiliardari con conti alle isole Cayman, che si godono alle Seycelles o alle Maldive le ricchezze accumulate in Italia

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A cura della redazione della Rivista "Qualità" di AICQ
Direttore Responsabile:Giovanni Mattana
Redazione: Linda Nobile
Realizzazione tecnica a cura di Elinet S.r.l. società di ELITEC GROUP
Redazione tecnica:Alberto Bobbo, Enrico Ladogana, Marco Bolzoni