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Sabato 18 settembre ’99 si è svolta presso la sede del CUOA ad Altavilla Vicentina la presentazione del progetto "Le comunità professionali in rete come mezzo di formazione individuale". Di seguito riportiamo alcuni passi salienti della relazione tenuta dai proff. Rullani e Miceli
La partecipazione degli aderenti al progetto all'incontro è stata numerosa, come sottolineato dal prof. Enzo Rullani, che ha aperto i lavori.
L'intervento del prof. Rullani ha ben chiarito le ragioni del progetto e il quadro del territorio nel quale si inserisce.
Questo - dice Rullani - è un progetto ambizioso, perché si intende progettare e sperimentare un nuovo modo di fare formazione. Qui si punta sull'uomo come carta vincente, come l'uomo è la carta vincente della PMI del Triveneto, perché riesce con la propria iniziativa e rapidità a cogliere le opportunità che il mercato gli offre. La struttura stessa delle PMI impone dei vincoli allo sviluppo, ma proprio su di esse si basa l'inizio di un periodo post-fordista, dove il modello di riferimento è la piccola azienda, perché mobilita la capacità autonoma delle persone di trovarsi il business in cui operare.
Ci sono due punti di grande cambiamento: fino ad ora si è investito su competenze specialistiche, che però oggi si rivelano non più sufficienti, perché le aziende mutano. Ora si lavoro con l'esterno, perciò si debbono sì formare degli specialisti, ma che sappiano comunicare con gli altri: e questo è uno degli obiettivi della comunità, dove la specializzazione di ciascuno fertilizza quella degli altri.
Oggi ci si è convinti che il sapere sta nel mondo, mentre nel Fordismo il sapere è dato da qualcuno all'interno delle aziende, ed il sapere vi è ben custodito. Questa è l'economia del rischio, bisogna investire in tempi, uomini, mezzi, e vi è sempre la possibilità di sbagliare insita nel rischio. Ma chi si assume il rischio della formazione, soprattutto quella a lungo termine? Quale azienda decide di investire sulla carriera trentennale di una persona? Il mondo del lavoro è completamente mutato, "non esiste più il posto fisso", il turn over è già molto più elevato di quanto non fosse dieci anni fa.
Il rischio della formazione ricade perciò sull'individuo stesso.
Le imprese oggi chiedono di poter scegliere ciò che a loro serve, vorrebbero trovare competenze senza averle formate.
Con questo progetto si punta sull'uomo, quale centro di rischio della propria formazione, per dargli l'opportunità di trovare un circuito di autoapprendimento che sta nella comunità, grazie a delle tecnologie che permettano di "formare" e di comunicare.
Il progetto, che tra poco entrerà nella sua prima fase, comporta un insieme di innovazioni, la prima delle quali consiste nel personalizzare le competenze. Per far ciò si deve riorganizzare la formazione, mediante questi 3 schemi:
Rullani conclude dicendo che si impiegheranno venti anni per cambiare ed arrivare al post Fordismo, ma ci si arriverà perché si è in linea con la tendenza e con "il vento della storia che ci porta avanti"I centri di offerta della formazione devono stare in rete e devono permettere di fare outsourcing. C'è bisogno di reti tecnologiche , che ci facciano apprendere rimanendo fermi al proprio posto di lavoro o in casa. C'è bisogno di un sistema di incentivi alla certificazione delle conoscenze acquisite. Bisogna essere in grado di documentare ciò che si impara. Sia la rete sia il sistema di incentivi non esistono se non c'è un sistema comunitario di scambio dell'informazione Il professor Stefano Miceli, della Università Ca' Foscari ha comunicato l'indirizzo del sito del progetto: http://www.comunitaprofessionali.it . Anche Miceli ha voluto analizzare le motivazioni del progetto delle "Comunità professionali" partendo dalla base del territorio del NE, sistema economico che oggi mette in mostra problemi di sostenibilità, in quanto è fondato su basi di conoscenze che non devono essere lasciate immutate, ma devono evolversi per rinnovarsi e mantenere il successo.
Le ragioni della comunità virtuale sono presto dette:
L'individuo deve in questo ultimo senso assumere un ruolo di protagonista attivo, e recuperare la propria progettualità.Incapacità delle imprese di dare formazione Favorire l'employability Difficoltà dell'offerta nel mantenere il passo con le esigenze di personalizzazione della formazione La "Comunità professionale" in rete è il luogo di convergenza di profili professionali omogenei che intendono rinnovare su base continuativa il loro bagaglio di conoscenza e comprensione, attraverso l'attivazione di pacchetti formativi, il confronto e la discussione, la produzione di sapere.
Le comunità professionali ricopriranno un ruolo cruciale all'interno dei sistemi produttivi locali, indipendentemente dalla volontà delle imprese.
Il progetto è finanziato dal Ministero del Lavoro, è di durata 18 mesi, con inizio maggio '99.
Obiettivo del progetto è verificare l'efficacia della Comunità Professionale in rete come nuova metodologia di formazione continua.
La sperimentazione coinvolgerà quattro Comunità Professionali del NordEst, operanti nella qualità, nella logistica, nell'informatica e nel management.
Primo step del progetto è il bilancio delle competenze. Per questo gli aderenti al progetto dovranno partecipare a due incontri di mezza giornata ciascuno entro l'anno 1999, aventi lo scopo di conoscere il loro livello di competenza.
Secondo step sarà la costruzione di una libreria di oggetti base, costituenti la base di conoscenza da inserire nella comunità.
Da Gennaio 2000 partiranno la sperimentazione operativa che durerà 10 mesi e l'inizio dell'attività on-line.
L'incontro si è concluso alle ore 12,30, e il dibattito finale si è svolto davanti ad un buon bicchiere di prosecco e qualche pasticcino.