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Era
un splendida giornata di sole, il cielo terso come solo
in Val Melina può essere.
Il commendatore Pometti era appena uscita dal bagno
turco quando incontrò il suo amico, il presidente
Melina. Più che un amico era un collega/concorrente,
infatti entrambi erano presidenti di una cooperativa
di produttori di mele, ma si conoscevano da tempi in
cui, giovani studenti, fornivano assistenza tecnica
alle aziende, il primo nel veneto l'altro in trentino
. Questa situazione faceva scattare ancor più
la molla della competizione.
Come ogni anno i due amici si davano appuntamento in
un centro benessere montano.
Dopo i saluti del caso i due si diedero appuntamento
per il giorno dopo alla sauna. All'indomani il clima
dentro la sauna era strano, i discorsi dei due erano
tra l'ironico e il curioso. Ma quando il commendatore
sferzò il colpo "acronimi" si scatenò
la curiosità anche delle altre persone presenti
nella sauna: la sua cooperativa era certificata ISO
9001:2000, avevano superato la verifica ispettiva degli
inglesi in conformità al protocollo BRC, applicavano
l' HACCP anche se non era obbligatorio per il settore
primario, erano riconosciuti anche dall'EUREPGAP, facevano
parte di una filiera certificata UNI 10939, restavano
in attesa del riconoscimento da parte dei tedeschi per
la conformità allo standard IFS e avevano richiesto
ai fornitori di imballaggi l'applicazione dello standard
BRC/IOP.
Il Melina prese subito la palla al balzo e chiese quanto
grosse dovevano essere le mele del Veneto per riuscire
a tenere tutti i bollini delle varie certificazioni.
Sostenuto dall'ilarità dei presenti ribadiva
che per lui tutte queste sigle erano "aria fritta"
e che i bollini costavano più della mela, oltre
al fatto che le sue mele erano ugualmente buone e belle,
anche senza l'ok dei dottorini mandati dagli enti di
controllo. Andava orgoglioso del fatto che lui non aveva
ceduto agli stranieri e che in questo modo non doveva
pagare i dazi doganali mistificati con gli standard.
Il Pometti ridacchiava sotto i baffi sentendo queste
provocazioni. Quando prese la parola inchiodò
il collega con i fatti: la sua cooperativa nell'ultimo
anno esportava in tutta Europa ed era riuscita ad entrare
nei maggiori gruppi di vendita. La clientela era selezionata
e gli permetteva di avere un margine superiore anche
includendo i costi per il mantenimento dei bollini.
Uno dei presenti intervenne un po' polemico, dicendo
che le mele comperate al supermercato arrivavano da
chissà dove e chissà con che trattamenti,
al punto che non si fidava a mangiare la buccia neanche
dopo averla lavata con l'amuchina! Continuò sullo
stesso tono parlando dei pomodori, dei peperoni fino
ad arrivare al pesce al mercurio e alla carne alla diossina.
Era evidente la sua sfiducia nella salubrità
dei prodotti, sottolineava la poca utilità di
tutti i bollini.
Per il Pometti era giunto il gran momento, poteva finalmente
far valere il significato intrinseco di tutti i suoi
acronimi. Spiegò che con la certificazione, con
l'HACCP, con il BRC riusciva a garantire le caratteristiche
del prodotto attraverso il controllo della produzione,
poteva risalire per ogni lotto all'origine e ai trattamenti
fatti sul singolo appezzamento, e soprattutto aveva
una serie di procedure e registrazioni che gli permettevano
di garantire e di dimostrare la sicurezza del prodotto.
Su richiesta dei cosiddetti stranieri aveva anticipato
i tempi predisponendo una etichetta con tutte le informazioni
utili al consumatore per capire l'origine e le caratteristiche
del prodotto. Il giovanotto polemico restò colpito
ma non del tutto convinto. Il furbacchione del Pometti
gli propose una sfida: qualunque mela etichettata della
sua cooperativa gli avesse portato, sarebbe stato in
grado di documentargli la storia, dalla raccolta alla
calibratura fino al negozio in cui era stata comprata.
Inutile dire che il giorno seguente il giovanotto arrivò
con un bel sacchetto di mele e mentre il Pometti si
rilassava con i massaggi shiatzu, il giovanotto verificava
la storia delle splendide Golden in internet direttamente
sul sito della cooperativa e il dottor Melina si sottoponeva
a specifiche cure contro il "mal di fegato"!
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