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LA MELA E IL PROGRESSO di Silvia Tramontin

in occasione della newsletter n°. 100

 

Era un splendida giornata di sole, il cielo terso come solo in Val Melina può essere.
Il commendatore Pometti era appena uscita dal bagno turco quando incontrò il suo amico, il presidente Melina. Più che un amico era un collega/concorrente, infatti entrambi erano presidenti di una cooperativa di produttori di mele, ma si conoscevano da tempi in cui, giovani studenti, fornivano assistenza tecnica alle aziende, il primo nel veneto l'altro in trentino . Questa situazione faceva scattare ancor più la molla della competizione.
Come ogni anno i due amici si davano appuntamento in un centro benessere montano.
Dopo i saluti del caso i due si diedero appuntamento per il giorno dopo alla sauna. All'indomani il clima dentro la sauna era strano, i discorsi dei due erano tra l'ironico e il curioso. Ma quando il commendatore sferzò il colpo "acronimi" si scatenò la curiosità anche delle altre persone presenti nella sauna: la sua cooperativa era certificata ISO 9001:2000, avevano superato la verifica ispettiva degli inglesi in conformità al protocollo BRC, applicavano l' HACCP anche se non era obbligatorio per il settore primario, erano riconosciuti anche dall'EUREPGAP, facevano parte di una filiera certificata UNI 10939, restavano in attesa del riconoscimento da parte dei tedeschi per la conformità allo standard IFS e avevano richiesto ai fornitori di imballaggi l'applicazione dello standard BRC/IOP.
Il Melina prese subito la palla al balzo e chiese quanto grosse dovevano essere le mele del Veneto per riuscire a tenere tutti i bollini delle varie certificazioni. Sostenuto dall'ilarità dei presenti ribadiva che per lui tutte queste sigle erano "aria fritta" e che i bollini costavano più della mela, oltre al fatto che le sue mele erano ugualmente buone e belle, anche senza l'ok dei dottorini mandati dagli enti di controllo. Andava orgoglioso del fatto che lui non aveva ceduto agli stranieri e che in questo modo non doveva pagare i dazi doganali mistificati con gli standard.
Il Pometti ridacchiava sotto i baffi sentendo queste provocazioni. Quando prese la parola inchiodò il collega con i fatti: la sua cooperativa nell'ultimo anno esportava in tutta Europa ed era riuscita ad entrare nei maggiori gruppi di vendita. La clientela era selezionata e gli permetteva di avere un margine superiore anche includendo i costi per il mantenimento dei bollini.
Uno dei presenti intervenne un po' polemico, dicendo che le mele comperate al supermercato arrivavano da chissà dove e chissà con che trattamenti, al punto che non si fidava a mangiare la buccia neanche dopo averla lavata con l'amuchina! Continuò sullo stesso tono parlando dei pomodori, dei peperoni fino ad arrivare al pesce al mercurio e alla carne alla diossina. Era evidente la sua sfiducia nella salubrità dei prodotti, sottolineava la poca utilità di tutti i bollini.
Per il Pometti era giunto il gran momento, poteva finalmente far valere il significato intrinseco di tutti i suoi acronimi. Spiegò che con la certificazione, con l'HACCP, con il BRC riusciva a garantire le caratteristiche del prodotto attraverso il controllo della produzione, poteva risalire per ogni lotto all'origine e ai trattamenti fatti sul singolo appezzamento, e soprattutto aveva una serie di procedure e registrazioni che gli permettevano di garantire e di dimostrare la sicurezza del prodotto. Su richiesta dei cosiddetti stranieri aveva anticipato i tempi predisponendo una etichetta con tutte le informazioni utili al consumatore per capire l'origine e le caratteristiche del prodotto. Il giovanotto polemico restò colpito ma non del tutto convinto. Il furbacchione del Pometti gli propose una sfida: qualunque mela etichettata della sua cooperativa gli avesse portato, sarebbe stato in grado di documentargli la storia, dalla raccolta alla calibratura fino al negozio in cui era stata comprata.
Inutile dire che il giorno seguente il giovanotto arrivò con un bel sacchetto di mele e mentre il Pometti si rilassava con i massaggi shiatzu, il giovanotto verificava la storia delle splendide Golden in internet direttamente sul sito della cooperativa e il dottor Melina si sottoponeva a specifiche cure contro il "mal di fegato"!




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